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Incastrato tra la Sanremo e il Lombardia, oggi si corre il Gran Piemonte, un surf su strada di 187 km da Santo Stefano Belbo a Barolo. La risposta olandese ai belgi scatenati, Van der Poel, il nipote di Poulidor, c’è, e da lui ci attendiamo uno squillo.
Ci sono anche gli italiani e puntano al successo: Vincenzo Nibali (inserito in extremis per il forfait del fratello Antonio), Aru, Ciccone, Moscon, Ulissi, Ganna, Ballerini, De Marchi, Visconti. Tutti possono fare bene, specialmente i due UAE Ulissi e Conti che hanno fatto vedere ottime cose nelle ultime due settimane.
Giorgio Coluccia su Corriere dello sport-Stadio la definisce una “giornata adatta alle azioni da lontano, ai repentini cambi di ritmo che può offrire un tracciato così impegnativo, ma senza ascese estreme”.
Fabio Aru ha detto a Ciro Scognamiglio per la Gazzetta dello sport: «Devo stare con i piedi per terra. Vengo da anni di burrasca e in casi del genere anche quando ci sono poche gocce d'acqua la cautela è massima. Io non devo fare proclami, che non mi sono peraltro mai piaciuti, ma lavorare e progredire. Non ci penso al futuro, ci sarà tempo per farlo. Semmai è difficile tenere lontana dalla mente la preoccupazione per l'evoluzione della pandemia. Naturalmente, in gruppo ne parliamo tra di noi. E non si sa come sarà il domani. Si vive nell'incertezza. In tanti Paesi i contagi stanno risalendo e so che anche i Mondiali in Svizzera sono a rischio. Nel pubblico ho visto tanto rispetto per noi, anche le foto sono sempre state fatte a debita distanza. Alla presentazione delle squadre, al Tour de l'Ain, non siamo neanche saliti sul podio. Abbiamo girato attorno a un birillo e siamo tornati al bus. Pure negli hotel c'è grande attenzione in tutti gli aspetti, a partire dalla pulizia delle stanze. E noi facciamo test, in pratica, due volte alla settimana. Certo, viaggiamo e ci spostiamo parecchio...».
A proposito dei Mondiali, la Gazzetta riferisce un’ipotesi: un’edizione d’emergenza in Italia 26 e 27 settembre con le sole prove in linea su strada per donne e professionisti, “le uniche due gare che portano soldi e interessano alle tv”. Ballano 6-7 milioni di euro ai quali l’UCI non vuole rinunciare nel caso in cui oggi il governo svizzero dovesse prendere la decisione di rinunciare a ospitare la manifestazione.






