Lo squalo parla in conferenza stampa durante il giorno di riposo
Il primo giorno di riposo di questo Giro d’Italia è già l’occasione per tracciare i primi bilanci. I big in corsa per la maglia rosa cercano la massima concentrazione e le energie mentali per affrontare al meglio le prossime giornate.
Abbastanza disteso Vincenzo Nibali, dopo la leggera difficoltà accusata sull’arrivo di Roccaraso. Lo squalo è a 57’’ dalla maglia rosa Joao Almeida e a 27’’ dal temibile Wilco Kelderman, mentre ha 4’’ di vantaggio su Jakob Fuglsang, 20’’ su Rafal Majka e 27’’ su Steven Kruijswijk: “Il problema della terza settimana non riguarda solo me, ma tutti quelli che affronteranno le prossime tappe - ha detto il leader della Trek Segafredo in conferenza stampa - credo che l’organizzazione abbia già preparato un piano B per le tappe in cui il tempo può essere drastico. Fino a questo momento è stato un Giro molto tattico, con poco spazio per l’inventiva. Io sono adatto alle salite più lunghe e questo può cambiare l’approccio al Giro, sia mio che degli altri, delle tappe che precedono le salite”.
La prima settimana del Giro ha dato comunque buone indicazioni per Nibali che può guardare avanti con ottimismo: “Guardando la classifica in questo momento la posizione che ricopro in classifica è giusta - ha aggiunto il siciliano - abbiamo fatto solo un arrivo importante come quello dell’Etna ed è stato un punto chiave. Quest’anno è stato beffardo per via della preparazione, non è semplice arrivare arrivare agli appuntamenti principali e programmare la stagione all’improvviso”.
Mentre sugli avversari principali lo squalo non ha dubbi: “Martinelli (Direttore sportivo dell’Astana) è un grande stratega, lo conosco molto bene e sono d’accordo con lui, non bisogna concentrarsi solo su Fuglsang, ma anche su Kelderman e Kruijswijk. Difficile fare un paragone tra tutti i miei avversari, ma Kelderman è quello che è andato più forte fino a questo momento, fin dall’Etna. Anche ieri nel finale era pronto. Anche Jakob sta molto bene. Non so se Almeida potrà essere pericoloso fino a Milano, forse non sa nemmeno lui dove può arrivare. Lo conosciamo poco, ma in futuro ne sentiremo parlare”.
Parole che suonano quasi come un’investitura nei confronti del giovane portoghese, e mantengono alta l’attenzione verso i rivali principali alla vittoria del Giro. Nibali, ancora una volta, dimostra di costruire le proprie vittorie non solo con le gambe, ma anche e soprattuto con la testa.






