Il corridore della Jumbo Visma è favorito per la vittoria finale
Il giorno dopo l’abbraccio tra Carapaz e Kwiatkowski sul rettilineo d’arrivo il ciclismo ci è apparso all’improvviso più umano e viene anche più facile paragonarlo al calcio, con l’esultanza di squadra dopo un gol. Ma nella cronometro queste emozioni devono essere lasciate da parte, almeno durante il percorso. Perché se paragonassimo i velocisti ai portieri, forse, non sbaglieremmo molto: non devono pensare a nulla quando scattano, devono solo gettarsi a valanga sul loro obiettivo. Il cronoman invece può essere l’ala destra, con un destino di solitudine e di marginalità.
Il cronoman corre lungo il ciglio della strada, cerca i bordi, i marciapiedi, il riparo dal vento, sta sulla fascia laterale insomma, quasi mai in mezzo, ogni tanto svaria, si sposta da sinistra a destra, segue una sua traiettoria mentale, forse dribbla i suoi fantasmi, forse sta solo scansando la noia. Fateci caso. Il cronoman non gioisce. Neppure adesso che nell’auricolare conosce il suo tempo, l’intermedio, quello dei rivali e quanto manca all’arrivo.
Eppure, spesso, in quegli istanti è intrappolato il destino di una corsa come il Tour e sarà così anche stavolta, con i 36 chilometri da Lure alla Planche des Belles Filles (penultima tappa).
La tappa di oggi è solo una piacevole attesa per ciò che accadrà domani. Lì vedremo chi sarà l’ala destra migliore tra Roglic e Pogacar (il primo è in vantaggio e favorito, ma al campionato sloveno ha perso proprio dal rivale), perché questa cronometro avrà un sapore diverso, particolare. Non basterà soltanto dribblare bene: alla fine uno dei due segnerà un gol ed esulterà, in giallo.






