Evenepoel, la costruzione di un fenomeno

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26
Sep
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Il lavoro di Lefévère per far entrare Remco nella leggenda

Una classica monumento, un grande Giro e il Mondiale. Nella storia c’erano riusciti in tre. Alfedo Binda nel 1927, Eddy Merckx nel 1971, Bernard Hinault nel 1980. Il quarto è Remco Evenepoel, a  22 anni. Una stagione lunghissima, come ricorda Slalom, iniziata il 2 febbraio a Les Alqueries, in direzione Torralba del Pinar, per la prima tappa della Vuelta Valenciana (vinta) e chiusa con le 6 ore, 16 minuti e 8 secondi del colpo in Australia. Diecimila e 848 km in 67 giorni, la sua stagione più piena, con quindici successi, 21 piazzamenti fra i primi tre, 38 fra i primi dieci. Basta così, anche se Marco Bonarrigo su Corriere della sera dice: “Speriamo ci ripensi: evitare il Lombardia così in forma e in maglia iridata è una bestemmia”. 

Philippe Le Gars su L’Équipe racconta che Patrick Lefévère, il manager del team Quick-Step, “ha creato attorno al suo giovane campione una vera e propria struttura, che a tratti ricorda una piccola azienda, al suo esclusivo servizio. Tutto ruota intorno a lui, per gestire la sua carriera sportiva ma anche la sua immagine di puro prodotto di marketing. Lefévère ha capito che il modo migliore per trovare nuovi partner e garantire il futuro della sua squadra, è coccolare la sua giovane stella, farne un marchio, grazie a questo nome, Remco, che è usato più spesso del suo cognome. Fino a poco tempo, la sua assertività era considerata arroganza. Remco Evenepoel ha finto di non curarsene e di mantenere la calma, ma ha sofferto enormemente. Che abbia vinto domenica in questo appuntamento iridato, che gli aveva portato tanti problemi solo un anno fa, sembra un ammiccamento del destino. Il doloroso episodio di Leuven del settembre 2021, dove chiaramente ha corso senza rispettare le istruzioni, lavorando in solitudine, senza preoccuparsi dell'altro leader, Wout van Aert, aveva infastidito buona parte del popolo ciclistico belga. La sua fortuna? Su un percorso del genere, era lui che doveva pescare la prima carta, mentre Van Aert sarebbe dovuto intervenire successivamente, in caso di arrivo in volata”.

Sempre sul giornale francese, Alexandre Roos dice che “Evenepoel ha messo un mondo tra lui e gli altri. Un ciclismo ridotto alla sua più rigorosa semplicità, ma terribilmente efficace, soprattutto quando si hanno tanti cavalli sotto il cofano e una carcassa tozza, che ricorda Bernard Hinault, fianchi robusti e un muso da bulldog, che è meglio non solleticare troppo con un tartufo messo lì vicino. Remco Evenepoel corre come gli viene chiesto di vivere. Potremo capire solo tra qualche anno il posto che questo 2022 avrà avuto nel suo cammino, se è già una specie di apogeo o solo l'inizio di qualcosa di ancora più grande”.


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