Dodici mesi fa, la carriera di Mike Woods sembrava già chiusa. Il ciclismo del WorldTour era diventato più un lavoro che una passione, l'ultima stagione era stata segnata da cadute e infortuni, e per completare il quadro un'ernia gli aveva impedito di salutare il gruppo nella sua gara di casa, il GP di Montreal, come tanto desiderava.
Il percorso che lo aveva portato a cambiare vita per il ciclismo, regalandogli quattro vittorie di tappa ai Grandi Giri, non sembrava destinato a concludersi in bellezza. Molti corridori vorrebbero scegliere come, quando e dove chiudere la propria avventura professionistica, ma spesso le cose non vanno così. Woods pareva destinato a finire tra le vittime di questo destino beffardo.
E invece no: quel 'ritiro' non ha significato appendere la bici al chiodo per sempre. Anzi, la fine del contratto WorldTour è diventata l'occasione per rimettere le mani sulla gravel bike, gareggiando in eventi come The Traka, la Sea Otter Classic e la Gravel World Series, in una transizione morbida piuttosto che uno stop netto.
E molto rapidamente si è aperta una porta inaspettata: grazie ai punti accumulati nell'ultima stagione da professionista, Woods poteva ancora qualificarsi per la selezione ai Mondiali su strada. In programma nel 2026 proprio a Montreal, si trattava di un'occasione quasi perfetta per rifarsi del finale di carriera negatogli nel 2025.
"Ce l'ho in testa da quasi tutto l'anno", ha raccontato Woods la settimana scorsa in Quebec, dove si è presentato con la maglia del Team Canada ai GP di Québec e Montreal in vista del gran finale mondiale. "Volevo davvero chiudere la carriera a Montreal. L'anno scorso non ho potuto farlo per l'ernia e l'operazione, ero devastato. Non che io lo meritassi più di altri, ma volevo chiudere i conti in Canada."
"Poi ho guardato i criteri di selezione e ho capito che avevo ancora punti sufficienti dall'anno scorso per essere eleggibile. Ho pensato che, se avessi mantenuto un certo livello di forma e dimostrato di poterlo fare, sarei voluto tornare a correre. Poi ho fatto i Campionati Nazionali ed è andata bene [settimo posto], e da lì ho capito che potevo dare valore alla squadra ai Mondiali. Ed eccoci qui."