Il belga parla anche di Seixas: "Straordinario, ma occhio a fare paragoni"
Si avvicina la stagione delle classiche con i corridori che assaggeranno le prime pietre del nord, nel calendario World Tour, alla Omloop Het Niewsblad.
Una campagna che vede, come protagonisti più attesi, i fuoriclasse Tadej Pogacar e Mathieu Van der Poel, due corridori che hanno praticamente monopolizzato le classiche nel 2025.
Ecco perché gli altri corridori non si fanno grandi illusioni, come spiega a il corridore della Decathlon Oliver Naesen a IDL Pro Cycling: “Con quei due alla partenza, non si può sognare molto. Hanno anche una squadra di classe mondiale che si sacrifica completamente per loro. Non so se questo sia poco sano per il ciclismo, il mercato si regola da sé. Con il Team Sky è arrivata una rivoluzione e le squadre l’hanno seguita, ma alcune sono anche collassate. Il modo in cui la UAE sta correndo, con tutte quelle vittorie e punti UCI, è abbastanza incredibile. Vincono dappertutto e sostanzialmente senza un vero sprinter”.
Analizzando le corse, si è spesso parlato della possibilità di attuare strategie per anticipare i due grandi campioni, anche se, come spiega Naesen, non è semplice: “Per il Fiandre si parla spesso di anticipare, ma cosa puoi fare? Anticipare quando c’è dietro di te un treno che può correre a tutta fino ai piedi del secondo passaggio sull’Oude Kwaremont e poi lasciare che il capitano faccia il suo lavoro? Nel primo passaggio sul Kwaremont non puoi attaccare, perché poi non hai più energie nel finale. Non vedo una soluzione”.
Naesen ha poi parlato del suo giovanissimo compagno di squadra Paul Seixas, sul quale c’è già grande pressione da parte del ciclismo francese: “Seixas è straordinario, ma non dobbiamo assolutamente dire che è il nuovo Pogacar. È davvero eccezionale, ma sminuirebbe Pogačar. Se quest’anno dovesse andare al Tour, cosa che gli consiglierei assolutamente, è l’unico momento in cui può restare senza pressione. Se arrivasse ottavo, sarebbe ottimo. Se andasse al Tour dopo aver già fatto quinto alla Vuelta, avrebbe delle aspettative su di sé. A volte hai dei corridori giovani che arrivano tra i professionisti e sono già super professionali, sanno tutto e possono fare tutto. E poi c’è Paul… Ha dimenticato le sue scarpe, non ha ricaricato il suo computerino ed è arrivato senza la fascia per controllare i battiti cardiaci. C’è ancora margine di crescita, è molto rilassato. E questo è un dono per lui“.





