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Ci sono corse che si vincono con le gambe. E poi c’è la Parigi-Roubaix, che si conquista con il cuore, la testa e una buona dose di fortuna. Anche nel 2026, l’“Inferno del Nord” promette di essere un racconto epico fatto di polvere, pietre e resistenza estrema.
La corsa prende il via da Compiègne in un’atmosfera quasi ingannevole. I primi chilometri scorrono relativamente tranquilli, tra strade larghe e gruppo compatto. Ma è solo una calma apparente: squadre e capitani lottano già per le prime posizioni, perché sanno che presto tutto cambierà.
Il vero ingresso nella leggenda arriva con il primo settore in pavé. Da quel momento, la gara si trasforma.
Poi appare lei, la Foresta di Arenberg. Un rettilineo infinito, duro, crudele. Qui il gruppo si spezza senza pietà: chi perde posizione rischia di dire addio ai sogni di gloria. Non è ancora il punto decisivo, ma è il luogo dove la corsa si rivela per quello che è davvero.
Superata Arenberg, la tensione non cala mai. Settore dopo settore, il pavé consuma energie e uomini. A Mons-en-Pévèle la corsa prende forma: i più forti restano davanti, gli altri inseguono ormai senza speranza.
E poi arriva il momento che tutti aspettano: il Carrefour de l’Arbre. Qui non si bluffa più.
Gli ultimi chilometri sono un misto di fatica e leggenda. L’ingresso nel Velodromo di Roubaix è uno dei momenti più iconici dello sport. In tutto, i corridori dovranno percorrere 258,3 chilometri (900 metri in meno del 2025), 54,8 dei quali di pavé (contro i 55,2 dello scorso anno. I settori di pavè sono in tutto 30.
Il nome sulla bocca di tutti è certamente quello di Tadej Pogacar. Secondo lo scorso anno, all'esordio, fu fermato da una scivolata che gli costò il duello con Mathieu Van der Poel. Quest'anno ci riprova, forte dei successi alla Sanremo e al Fiandre, e desideroso di conquistare un clamoroso tris nella rincorsa a tutte le cinque Monumento in stagione.
Van der Poel l'ha già vinta tre volte ed è naturale pensare a lui per il poker. Il suo stile aggressivo e la sua abilità tecnica lo rendono perfetto per domare il pavé. Quando attacca, pochi riescono a seguirlo.
Al suo fianco, il rivale di sempre: Wout van Aert. Completo, potente, instancabile. È uno di quelli che possono resistere a tutto e giocarsi la vittoria fino all’ultimo metro. Sempre che la fortuna lo assista.
Poi c’è Mads Pedersen, corridore solido e intelligente. Se riesce a restare nel gruppo giusto, il suo spunto veloce può diventare letale nel velodromo.
Grande curiosità anche per Filippo Ganna. La sua potenza è devastante, e su un percorso così può provare l’azione da lontano, trasformando la corsa in una cronometro di resistenza.
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