Fiandre 2020, Alaphilippe accusa Van der Poel?

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29
ott

Il francese non ha gradito il comportamento dell'avversario in corsa

Julian Alaphilippe non si immaginava di affrontare così i muri del Fiandre per la prima volta. Invece, per il campione del mondo la sensazione è stata quella di chiudere gli occhi, riaprirli e trovare un muro. Non da scalare però. Julian è finito dritto contro una moto dell'organizzazione e ha chiuso lì corsa e stagione, disattenzione, imprudenza o cosa?

 "Onestamente, non ho avuto il tempo di capire cosa mi stesse succedendo - ha commentato Alaphilippe - Ero dietro Van der Poel, sul lato sinistro. Sono andato sul lato destro e mentre lui si allontanava ho colpito la moto. Sono bravo con le moto, so evitare gli ostacoli, so superare i punti stretti. Là, non ho potuto fare niente». 

Julian non ha potuto fare nulla, dunque, anche se in molti hanno addossato proprio a lui la responsabilità della caduta: "Ho sentito dire: eh, ma stava parlando alla radio, non era concentrato. Che io guardassi avanti o indietro, che le mie mani fossero o no sul manubrio, che io stessi bevendo... non sarebbe cambiato nulla, non ho sentito il rumore delle moto, stavamo andando forte. Non dico che sia colpa di Van der Poel per non avermi avvisato. Non dico che sia colpa del pilota della moto, che non c'entra niente. No, no. Ho sentito che il motociclista era arrabbiato. Non dovrebbe essere preoccupato. Spero che questa intervista lo rassicuri. Non lo biasimo, è una gara». 

Tra le regole non scritte del gruppo c'è anche quella di avvertire se c'è un pericolo imminente. Alaphilippe sostiene che invece, molti suoi avversari non siano così corretti: "Sfortunatamente, molti non lo fanno. L'ho visto con i miei occhi alla Liegi, due settimane prima del Fiandre, quando Greg Van Avermaet è caduto per una rotonda al centro della strada. Nessuno lo ha avvertito, si è fatto male, la sua stagione è finita lì. Se vedi una moto, non costa nulla gridare "attenzione!" oppure fare un gesto con il gomito».