Intelligenza Artificiale e Doping: L'Incubo Tecnologico che Minaccia il Ciclismo Pulito
Dal Ciclismo 1.0 al 3.0: come l'AI potrebbe creare nuovi farmaci dopanti indetettabili, ma anche rivoluzionare la lotta anti-doping


Dal Ciclismo 1.0 al 3.0: come l'AI potrebbe creare nuovi farmaci dopanti indetettabili, ma anche rivoluzionare la lotta anti-doping

"L'intelligenza artificiale è il nuovo doping?" Questa la domanda provocatoria lanciata da Mikel Zabala, ex direttore delle prestazioni del Movistar, durante la conferenza Science & Cycling di quest'anno, l'appuntamento scientifico più importante del panorama ciclistico che si tiene ogni anno nella settimana precedente il Grande Départ del Tour de France.
La presentazione di Zabala ha acceso i riflettori su un tema inquietante: i paralleli tra l'era Armstrong e quella dell'intelligenza artificiale. Un allarme che merita attenzione, soprattutto per chi segue da vicino le dinamiche del gruppo e le strategie di fantaciclismo.
Nuovi farmaci, vecchi incubi
Il marzo 2025 potrebbe rappresentare una data spartiacque nel mondo anti-doping: il Consiglio USAN ha ufficialmente nominato Rentosertib, il primo farmaco progettato dall'AI per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica, sviluppato dalla biotech Insilico Medicine attraverso la piattaforma Pharma.AI.
Le implicazioni per il ciclismo sono evidenti: se l'AI può progettare rapidamente nuovi farmaci, potrebbe teoricamente creare anche sostanze dopanti non ancora rilevabili dai laboratori anti-doping. Una fonte anonima del settore ci ha confermato: "Non abbiamo ancora visto questo scenario concretizzarsi, ma abbiamo già osservato farmaci esistenti, come gli steroidi, modificati dall'AI per benefici prestazionali più specifici. È preoccupante, e potenzialmente pericoloso."
Il ciclismo ha già vissuto casi di atleti sorpresi con sostanze sperimentali come il GW1516, noto anche come cardarine. Il russo Valery Kaykov, protagonista dell'inseguimento a squadre alle Europei su pista 2012, fu il primo atleta a risultare positivo a questa sostanza nel 2013. Più recentemente, l'italiano Matteo Spreafico è stato squalificato per tre anni dopo la positività all'ostarine al Giro d'Italia 2020, mentre Linda Laporta è attualmente sotto indagine per un caso simile all'UAE Tour Women di quest'anno.
Il gemello digitale: arma a doppio taglio
Il professor Yannis Pitsiladis, direttore del Centro per l'Esercizio e la Medicina alla Hong Kong Baptist University e membro del comitato ricerca medica del WADA, introduce il concetto di "gemello digitale": un modello virtuale del corridore che combina dati genetici, fisiologici e prestazionali per simulare risposte a diversi scenari di allenamento.
Per gli appassionati di fantaciclismo, questo è un concetto affascinante: immaginate poter prevedere con precisione come un corridore risponderà a un aumento del carico di lavoro, o come si comporterà a 2000 metri di altitudine. Ineos Grenadiers (ora Netcompany-Ineos) sta già collaborando con l'Università di Swansea per sviluppare gemelli digitali capaci di identificare talenti nascosti tra i giovani professionisti, uno strumento potenzialmente rivoluzionario per chi scova sorprese da inserire in squadra.
Il rovescio della medaglia? La stessa tecnologia potrebbe teoricamente personalizzare il doping, identificando la combinazione ottimale di sostanze per massimizzare i benefici minimizzando la rilevabilità.
La contro-offensiva scientifica
Non tutto è perduto, però. Il dottor Michael Skinnider, dell'Istituto Lewis-Sigler di Princeton, sta sviluppando una piattaforma AI capace di prevedere le strutture chimiche dei futuri farmaci dopanti, oltre a migliorare l'analisi dei dati di spettrometria di massa per individuare anomalie sospette tra migliaia di segnali chimici.
"Abbiamo creato un database di 1.600 farmaci potenzialmente rilevanti per il doping", spiega Skinnider. "Il nostro sistema ha già previsto due sostanze successivamente aggiunte alla lista WADA, oltre a identificare diverse molecole sospette." Un potenziale alleato per il passaporto biologico, capace di dare un quadro più chiaro sugli atleti.
Dal Ciclismo 1.0 al 3.0: l'evoluzione (in)compiuta
Zabala descrive tre ere distinte: il "Ciclismo 1.0" degli anni '90-2000, dominato da medici senza scrupoli durante l'epoca Armstrong e l'Operazione Puertas; il "Ciclismo 2.0" dal 2012, caratterizzato da collaborazione multidisciplinare e maggiore consapevolezza del corridore; e ora il "Ciclismo 3.0", dove l'AI potrebbe amplificare il potenziale attraverso modelli predittivi.
"Il corridore deve mantenere la propria autonomia", avverte Zabala. "Nell'era del doping, la coercizione e la paura dell'esclusione erano reali. Con un'AI non regolamentata, abbiamo paure simili. Il monitoraggio biometrico eccessivo e decisioni opache potrebbero rendere vulnerabile un atleta. Senza una governance etica, l'AI potrebbe cancellare i progressi del 2.0."
Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.

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