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Le cinque tappe che decideranno la Vuelta a España 2026
Ciclismo

Le cinque tappe che decideranno la Vuelta a España 2026

Dal Principato alla Granada storica, passando per sterrati inediti e un finale al cardiopalma sulla Sierra Nevada: ecco dove si deciderà davvero il duello per la maglia rossa

Le cinque tappe che decideranno la Vuelta a España 2026
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Redazione
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Il direttore della Vuelta, Javier Guillén, non usa mezzi termini: quella del 2026 sarà "la Vuelta più dura della mia vita". Con un record assoluto di 58.156 metri di dislivello, l'81ª edizione della corsa spagnola si preannuncia come una delle più selettive di sempre, e per chi gioca al fantaciclismo questo significa una cosa sola: attenzione ai crolli, perché qui nessuno sarà al sicuro.

Tra sette arrivi in salita, un finale a Granada praticamente senza precedenti (solo una volta dal 1935 la corsa si è conclusa così a sud) e la terza partenza estera consecutiva, stavolta da Monaco, ci sono tappe che più di altre peseranno sull'esito della classifica generale. Ve le raccontiamo una per una, con un occhio sempre rivolto alle strategie di fantaciclismo.




Tappa 4: la sfida precoce di Andorra (104 km)

Questa frazione corta e pungente attraverso il mini-stato pirenaico ricorda molto da vicino la tappa 4 della Vuelta 2017, quella che regalò spettacolo puro. Non è un caso: anche otto anni fa la corsa partiva dall'estero (allora Nîmes, con la cronosquadre) per poi affrontare i Pirenei orientali. Dopo la cronometro inaugurale di Monaco e il primo arrivo in salita al Cat.2 Fort de San Romeu (dove secondo il tracciatore Fernando Escartín è previsto un arrivo in volata di gruppo tra 30-40 corridori), la tappa 4 sarà tutta un'altra storia.

Con tre GPM di prima categoria e uno di terza in appena cento chilometri, gli spazi di recupero tra un'ascesa e l'altra saranno minimi, mettendo a nudo squadre e corridori più fragili fin dalle prime battute. Un precedente da tenere a mente per il fantaciclismo: lo scorso agosto, un arrivo ad Andorra molto meno impegnativo di questo già fece perdere tempo prezioso a nomi come Juan Ayuso. Con salite ben più dure, i contraccolpi potrebbero essere ancora più pesanti tra i pretendenti di seconda fascia.

Curiosità statistica: nel 2017 la vittoria di tappa andò a Vincenzo Nibali, ma fu Chris Froome, con le sue accelerazioni tipiche sulle rampe basse della Comella, a mettere la museruola alla concorrenza e a conquistare la maglia rossa che non avrebbe più lasciato. Anche nel 2026 la Comella sarà l'ultima ascesa di giornata, seppur dal versante più semplice: chi vorrà lanciare il primo vero guanto di sfida della Vuelta potrebbe scegliere proprio questo scenario. E un certo cinque volte vincitore del Tour potrebbe avere già in mente la stessa strategia di Froome.



Tappa 6: la prima volta dello sterrato (176 km)

Ci è voluto tempo, ma finalmente ci siamo. Da anni lo storico commentatore Pedro Delgado chiedeva a gran voce una tappa di sterrato alla Vuelta, e ora, tra le montagne poco conosciute della Valencia settentrionale, il suo desiderio si avvera. Fino ad oggi la corsa spagnola non aveva mai osato quanto Giro e Tour con le strade bianche toscane o i vigneti della Champagne: l'unico precedente, un breve tratto tra Cormella e Cortals d'Encamp nel 2019 (vinto peraltro da un certo Tadej Pogačar), ebbe conseguenze minime, salvo qualche caduta senza gravi ripercussioni per Miguel Angel López e Primož Roglič.

Stavolta però i 3,5 km di sterrato prima della cima del Cat.1 Puerto El Bartolo potrebbero cambiare le carte in tavola. Definita "zona d'imboscata" dal sito ufficiale della Vuelta, questa salita non ha mai fatto parte del calendario professionistico prima d'ora, nemmeno nelle corse minori disputate proprio in quella zona. Secondo Fernando Ferrari, direttore del sito specializzato Ciclo21 e che ha scalato più volte El Bartolo, la vicinanza dello sterrato alla vetta sarà decisiva: chi si troverà in difficoltà lì avrà pochissime chance di rimediare nella discesa successiva, con soli 19 km al traguardo. Un consiglio prezioso per chi gestisce una squadra fantaciclistica: puntare su corridori esperti di gravel e con buona tecnica in discesa potrebbe fare la differenza in questa tappa imprevedibile.



Tappa 14: 'l'Angliru del Sud' (152 km)

I tifosi locali la chiamano così, e non a caso: la Sierra de la Pandera, introdotta nel 2002, è una salita agonizzante, mal asfaltata, che si inerpica nel nulla tra i mari di ulivi della provincia di Jaén. Anche se meno spettacolare del mostro asturiano, ogni volta che la Vuelta l'ha scalata (sei volte finora) ha lasciato il segno sulla classifica generale.

Nel 2022 fu proprio qui che Primož Roglič inferse un colpo durissimo a Remco Evenepoel, scuotendolo profondamente: chissà cosa sarebbe successo se lo sloveno non fosse caduto pochi giorni dopo. Attenzione alla vera lunghezza della salita: gli organizzatori parlano di 8 km, ma in realtà dalla cittadina di Los Villares fino all'ex base militare in cima ce ne sono ben 23. Gli ultimi 8 km, con pendenze fino al 21%, arrivano dopo altri 16 km già impegnativi, il tutto preceduto da 120 km attraverso una delle province meno popolate di Spagna, con curve tecniche e temperature che possono superare i 40 gradi.

Per il fantaciclismo, questa è una tappa da cerchiare in rosso: qui non si vince la Vuelta, ma la si può perdere. I corridori con meno resistenza al caldo estremo e minore esperienza su salite irregolari rischiano grosso.



Tappa 18: la vendetta dei cronomen (32 km, El Puerto de Santa María – Jerez de la Frontera)

Lo scorso anno, quando fu svelato il percorso 2025, la sorpresa fu la mole di tappe di montagna al nord e all'est della Spagna. Ma Unipublic aveva riservato ai cronomen una tappa a effetto: una cronometro individuale di 33 km, pianeggiante, proprio nella città simbolo delle crono della Vuelta. Le minacce di proteste pro-Palestina ridussero drasticamente il percorso a soli 12,2 km, vanificando i piani: João Almeida (UAE Team Emirates) guadagnò appena 11 secondi su Jonas Vingegaard, un bottino minimo nonostante lo sforzo.

Nel 2026, posizionata nello stesso punto del calendario, la tappa 18 nelle pianure di Jerez, in Andalusia sud-orientale, potrebbe raccontare una storia diversa: 32 km quasi completamente piatti, ma esposti al vento atlantico, spesso più forte che a Valladolid. Anche se le differenze in terza settimana sono generalmente minori rispetto alla prima, non è raro che gli scalatori crollino comunque contro il cronometro: successe nel 2010, sempre a Valladolid, quando 'Purito' Rodríguez perse la maglia di leader proprio in una crono vinta poi da Vincenzo Nibali. Per il fantaciclismo, tenere in squadra un cronoman puro qui potrebbe rivelarsi una mossa vincente, specialmente se il vento farà la differenza.



Tappa 20: lo showdown finale (187 km, La Herrada – Collado del Alguacil)

"Se fossi il leader della classifica, sapendo cosa mi aspetta quel giorno, non dormirei sonni tranquilli, per quanto grande sia il mio vantaggio", racconta Luis Ángel Maté, ex professionista andaluso che ha vissuto a lungo in zona. Il Collado del Alguacil, ultima ascesa della Vuelta 2026, è probabilmente una delle salite più dure dell'intera corsa.

Parte del vasto reticolo di salite della Sierra Nevada meridionale, arriva al termine di quella che è, senza dubbio, la tappa più dura dell'intera Vuelta: circa 5.000 metri di dislivello totale, con il quasi altrettanto duro Alto del Purche scalato due volte, più il meno noto Puerto de El Duque. Una giornata di montagna paragonabile alle tappe regine di Tour e Giro, aggravata dal caldo torrido andaluso e dalla stanchezza di tre settimane di corsa.

Secondo l'ex vincitore del Tour de France 2006, Oscar Pereiro, oggi commentatore RTVE, "è qui che avremo un verdetto definitivo". Il precedente del 2024, quando su salite simili Adam Yates vinse e il gruppo arrivò smembrato a coppie, fa ben sperare in un finale spettacolare. L'Hazallanas è stata sostituita per frane, ma il doppio passaggio sul Purche unito al Puerto de El Duque dovrebbe già selezionare drasticamente il gruppo prima dell'Alguacil.

Descrivendo l'ascesa finale, Maté spiega: "Sono circa nove chilometri a una media costante del 10%. I primi 200 metri sono particolarmente duri, con pendenze del 20%, poi c'è un breve respiro. Ma la parte più dura è proprio in cima, con un paio di tornanti infiniti". Attenzione anche al vento: "Lassù è tutto esposto, puoi avere vento a favore o contro, mai laterale, e questo potrebbe condizionare pesantemente l'ultimo chilometro".

Chi indosserà la maglia rossa in cima all'Alguacil potrà considerarsi quasi certo della vittoria finale, ma Maté avverte che anche l'ultima tappa della domenica, con un breve ma tecnico arrivo all'Alhambra, potrebbe riservare sorprese. Per il Fantacycling, questa è la tappa clou da tenere d'occhio per punti bonus e piazzamenti: chi ha nella propria squadra molti uomini di classifica potrebbe fare bottino pieno proprio qui, nell'atto conclusivo di una Vuelta che si preannuncia memorabile.



Foto: Sprint Cycling Agency

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Redazione

Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.