Hayter fuga coraggiosa con i pantaloncini strappati
Il britannico della Soudal Quick-Step ci riprova dopo il quasi-colpo della cronometro, ma il gruppo lo ripaga con crampi e un finale caotico che gli costa 31 secondi


Il britannico della Soudal Quick-Step ci riprova dopo il quasi-colpo della cronometro, ma il gruppo lo ripaga con crampi e un finale caotico che gli costa 31 secondi

Ethan Hayter ha sfiorato per la seconda giornata consecutiva la maglia di leader della Vuelta a España, dopo essere balzato virtualmente in testa alla generale grazie alla sua fuga nella tappa 2. Un altro quasi-colpo, l'ennesima beffa per il corridore britannico che sembra avere un conto in sospeso con il simbolo del primato in questa corsa.
Dopo aver perso per meno di un decimo di secondo contro Tadej Pogačar nella cronometro inaugurale di Monaco, Hayter aveva dichiarato di voler provarci anche sulla prima tappa in linea, pur ammettendo che la sua sorte sarebbe dipesa in larga parte dalle intenzioni del campione del mondo sloveno.
Il corridore della Soudal Quick-Step si è infilato nella fuga di giornata, staccando i compagni di avventura quando il gruppo ha iniziato a rosicchiare il vantaggio, per poi tirare da solo fino al traguardo volante, incassando sei secondi di abbuono e issandosi virtualmente davanti a Pogačar in classifica. Un'operazione perfetta dal punto di vista tattico, che per gli appassionati di fantaciclismo conferma quanto Hayter sia un jolly prezioso nelle giornate di fuga con bonus in palio.
Tutto quello che gli serviva per conquistare la prima maglia di leader in un Grande Giro della carriera era arrivare nel gruppo di testa e sperare che lo sloveno non vincesse in volata. Facile a dirsi, molto meno a farsi.
"Non ho preso la maglia, vero? Sapete il risultato?" ha chiesto Hayter tagliando il traguardo a Manosque, prima di scoprire che Pogačar avrebbe conservato il rosso.
Il finale caotico ha tradito le sue ambizioni: diverse spaccature nel gruppo negli ultimi chilometri lo hanno relegato all'80° posto, con un distacco di 31 secondi che ha spazzato via ogni speranza di maglia. Un campanello d'allarme per chi lo schiera in vista delle tappe con arrivi nervosi: il posizionamento resta il suo tallone d'Achille, un aspetto da monitorare attentamente nelle prossime settimane.
Dopo la delusione di tappa 1, ancora una volta Hayter è rimasto a bocca asciutta. I compagni della Soudal Quick-Step non sono riusciti a proteggerlo adeguatamente una volta rientrato dalla fuga, e nonostante la difficoltà dell'approccio finale, lui stesso ha ammesso semplicemente di non avere più gambe.

"È stato quasi una caduta, un piccolo spazio alla fine, ed è stato un finale duro per uno che era stato in fuga", ha raccontato Hayter a Eurosport. "Anche per il posizionamento, non avevo le gambe per spingermi più avanti di dove ero. È un peccato, ma è stato bello provarci."
Spiegando il momento più critico, Hayter ha aggiunto: "C'era una rotonda; credo avessero aperto una sola corsia, e ci siamo praticamente fermati a metà gruppo. Capita, ma insomma...
"Stavo anche scivolando indietro in salita comunque; non avevo davvero più nulla per un finale così duro. E i ragazzi stavano facendo dei treni completi per poi fermarsi di colpo in mezzo alla strada. È un po' complicato se non sei davanti."
Il team non ha comunque nulla da rimproverare all'esecuzione del corridore britannico, nonostante non sia riuscito a seguire l'attacco decisivo di Wout van Aert e Pogačar, in un finale che ha visto trionfare il connazionale Matthew Brennan.
"Ha fatto esattamente quello che avevamo concordato, e nell'ultimo chilometro - considerando che era stato 170 chilometri in fuga, in parte da solo - se poi partono ragazzi come Van Aert e Pogačar, non possiamo pretendere che riesca ancora a seguirli", ha spiegato il DS Sepp Vanmarcke. "Penso sia stato piuttosto onesto nel finale, e abbiamo fatto tutto il possibile per lottare per quella maglia rossa."
Pantaloncini strappati verso il traguardo
L'altra curiosa vicenda che ha accompagnato Hayter nella tappa 2 riguarda i suoi pantaloncini, avvistati completamente strappati sul retro mentre era ancora in fuga. Una scena surreale che ha fatto il giro dei social, ma che nasconde un retroscena tutt'altro che banale.
Spiegando il motivo di quella scelta di kit "modificato", Hayter ha raccontato che l'organizzazione non gli aveva semplicemente fornito opzioni di taglia per la maglia verde della classifica a punti, che indossava in quel momento. Pur di non perdere l'occasione di vestire una maglia di leader, il britannico ha optato per il sacrificio fisico: attualmente secondo nella classifica a punti, Hayter vestirà nuovamente il verde nella tappa 3 di lunedì.
"L'organizzazione, per qualche motivo, mi ha dato solo una taglia extra small, e poi non avevano ricambi, quindi mi hanno detto che potevo indossare la maglia della mia squadra oppure quella verde", ha raccontato Hayter.
"Ho detto che non potevo indossare la maglia della mia squadra, perché non si sa mai quando sarà il tuo ultimo giorno con quella maglia addosso. Ma poi abbiamo iniziato la corsa ed era come se mi tagliasse la circolazione alle gambe, quindi ho dovuto strapparla. Sembrava un po' ridicolo, ma stavo soffrendo tantissimo in fuga, e ho iniziato a sentirmi molto meglio una volta che ho fatto un po' di spazio per respirare alle gambe."
Per il fantaciclismo, la lezione è chiara: Hayter resta un corridore da tenere d'occhio nelle giornate di fuga e negli sprint intermedi, capace di generare punti preziosi grazie ai bonus, ma il suo rendimento nei finali di tappa affollati e nervosi continua a essere un'incognita. Chi lo schiera dovrà valutare attentamente il tipo di arrivo previsto prima di puntare su di lui nelle prossime tappe della Vuelta.
Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.

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