Van der Poel: «Senza radioline il ciclismo è più bello»
Van der Poel esalta il ciclismo senza radioline: «Bisogna correre d’istinto»


Van der Poel esalta il ciclismo senza radioline: «Bisogna correre d’istinto»

Mathieu van der Poel non è riuscito a riconquistare la maglia iridata, ma ha lasciato il Mondiale di Montréal con la consapevolezza di aver corso esattamente come voleva.
L’olandese ha conquistato la medaglia di bronzo alle spalle del nuovo campione del mondo Brandon McNulty e dell’australiano Michael Matthews, dopo una gara interpretata all’attacco fin da molto lontano.
«Ovviamente avrei preferito diventare campione del mondo, ma ho corso la gara che volevo correre», ha spiegato Van der Poel al termine della prova. «Penso di aver disputato una gara incredibilmente forte».
L’ex campione del mondo è stato uno degli uomini che hanno acceso la corsa già a circa 90 chilometri dal traguardo. Invece di aspettare il finale, Van der Poel ha scelto di anticipare le mosse dei rivali, cercando continuamente di entrare nelle azioni più pericolose.
«In pratica ero davanti a tutti gli attacchi che arrivavano da dietro», ha raccontato. «Era più o meno quello che avevo in mente. Non credo sia mancato molto perché funzionasse, ma purtroppo non è andata così».
La strategia dell’olandese era precisa: non aspettare che fossero gli altri a fare la selezione.
Van der Poel sapeva che affrontare le salite decisive insieme agli scalatori più forti avrebbe potuto metterlo in difficoltà. Per questo ha cercato di anticipare, sfruttando una delle sue caratteristiche migliori: la capacità di leggere la corsa e di muoversi prima degli avversari.
«Mi sentivo bene e volevo semplicemente rendere la gara dura», ha spiegato Van der Poel. «Soprattutto volevo trovarmi davanti quando i grandi nomi si sarebbero mossi su quella salita, perché sapevo che per me sarebbe stato difficile».
Una tattica aggressiva che avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di molto più importante se il gruppo degli inseguitori avesse esitato qualche secondo in più.
«Non si sa mai. Se dietro esitano un po’ e ci concedono qualche secondo in più, allora può davvero funzionare», ha aggiunto l’olandese. «Alla fine sono rientrati e in realtà non è mancato molto. A quel punto, però, dovevo rischiare».
La corsa è poi definitivamente esplosa nel finale.
Van der Poel è entrato in diverse combinazioni pericolose, ma a trovare il momento giusto è stato Brandon McNulty. Lo statunitense ha attaccato a circa 33 chilometri dall’arrivo e ha approfittato dell’incertezza tra gli inseguitori per costruire il margine decisivo.
Van der Poel ha provato ancora a muoversi negli ultimi chilometri, ma ormai McNulty era lanciato verso la maglia iridata. Matthews ha poi conquistato l’argento nello sprint degli inseguitori, lasciando all’olandese il terzo gradino del podio.
Al di là del risultato, Van der Poel ha voluto sottolineare un elemento che secondo lui ha contribuito in maniera decisiva allo spettacolo visto sulle strade di Montréal: l’assenza delle radioline.
Ai Mondiali i corridori non possono usufruire della comunicazione continua con le ammiraglie tipica delle gare WorldTour. Meno informazioni sui distacchi, meno indicazioni tattiche e, soprattutto, molte più decisioni lasciate direttamente ai corridori.
Una situazione che Van der Poel apprezza particolarmente.
«Questa è la cosa più bella che ci sia, anche senza radio», ha spiegato. «Penso che in questo modo vengano sempre fuori delle gare davvero bellissime. L’ho già detto diverse volte: sono un grande fan di questo tipo di ciclismo».
Una posizione che l’olandese sostiene da tempo e che il Mondiale canadese ha ulteriormente rafforzato.
Senza informazioni precise dall’ammiraglia, un attacco può diventare improvvisamente molto più pericoloso. Gli inseguitori devono decidere autonomamente quando muoversi, chi deve lavorare e quanto margine concedere.
Ed è proprio questo tipo di situazione che sembra esaltare maggiormente Van der Poel.
«Bisogna davvero correre d’istinto», ha concluso il fuoriclasse dell’Alpecin-Premier Tech. «Ed è esattamente quello che mi piace fare di più».
Il Mondiale di Montréal non gli ha consegnato una seconda maglia iridata, ma ha mostrato ancora una volta il ciclismo che Van der Poel preferisce: attacchi da lontano, tattiche difficili da controllare e decisioni prese direttamente dai corridori sulla strada.
Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.

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