Vingegaard dopo il ritiro dal Tour: "Non serve abbattersi, è andata sorprendentemente bene"
Il campione danese rompe il silenzio dopo la caduta alla tappa 15: clavicola rotta, ma testa alta e pensieri già rivolti ai compagni di squadra


Il campione danese rompe il silenzio dopo la caduta alla tappa 15: clavicola rotta, ma testa alta e pensieri già rivolti ai compagni di squadra

Jonas Vingegaard ha rotto il silenzio dopo il suo drammatico ritiro dal Tour de France 2026, affidando le prime parole alla televisione danese TV2 con una compostezza che ha sorpreso tutti. "Va sorprendentemente bene", ha dichiarato il due volte vincitore della Grande Boucle, che era secondo in classifica generale prima della caduta. Una reazione misurata, quasi stoica, da parte di un campione abituato a soffrire e a rialzarsi.
Il danese della Visma-Lease a Bike era impegnato nella tappa 15 quando, a 21 km dal traguardo, nell'affrontare una rotonda sulla strada che portava all'ultima salita di giornata, la sua ruota anteriore ha ceduto in una curva a destra. Risultato: clavicola rotta e corsa finita. "Siamo forse entrati in quella rotonda un po' troppo veloci, e poi la ruota anteriore è scivolata via. Non potevo fare nulla", ha spiegato il corridore con la lucidità di chi sa che nel ciclismo certe cose accadono.
Dopo la caduta, Vingegaard è stato trasportato sull'ambulanza di gara fino al camion medico vicino al bus del team a Vougy, nella valle sotto l'arrivo in salita. Ha poi trascorso oltre mezz'ora sul pullman prima di salire su un'auto della squadra che lo ha portato in hotel, evitando inizialmente i giornalisti. Solo in seguito ha concesso l'intervista alla TV danese.
"Ovviamente è un peccato enorme. Siamo delusi, e spero che i ragazzi ora possano concentrarsi sulla prossima settimana e magari vincere una o due tappe", ha aggiunto Vingegaard, che dopo il ritiro ha pensato subito alla famiglia: "Ho parlato un po' con la mia famiglia, era la cosa più importante per me. Abbiamo elaborato un piano su cosa succederà ora. Non serve abbattersi, peggiorerebbe solo le cose."
Sul fronte delle polemiche, il direttore sportivo Marc Reef ha sollevato dubbi sulla sicurezza del percorso, sottolineando che la moto in testa al gruppo stava frenando bruscamente in una situazione che lui stesso ha definito "strana". Vingegaard ha però preferito non alimentare le polemiche: "Forse la moto ha sbagliato, ma non possiamo fidarci ciecamente delle moto. Dobbiamo usare il nostro giudizio. Le persone sbagliano, e non possiamo cambiare quello che è successo."
Altra questione spinosa: il controllo antidoping subito alle 2 di notte precedente la tappa, che aveva già disturbato il sonno sia di Vingegaard che del leader Tadej Pogačar. Proprio lo sloveno aveva ipotizzato che la mancanza di riposo potesse aver inciso sulla concentrazione del danese nel momento della caduta. Vingegaard ha risposto con cautela: "È chiaro che non ha fatto bene, si potrebbe dire. Ma se questo sia stato il motivo, non oso speculare. Non voglio addossare la colpa a quello, perché le cadute fanno parte del ciclismo."
Nota per il fantaciclismo: L'uscita di scena di Vingegaard cambia radicalmente gli equilibri della corsa. Chi lo aveva in squadra deve ora ripianificare la propria strategia, mentre chi puntava su Pogačar si trova in una posizione di enorme vantaggio. Occhio anche ai gregari della Visma ora liberi di cacciare le fughe e puntare a vittorie di tappa nelle ultime frazioni: potrebbero diventare pedine preziose nei giochi di chi ha ancora trasferimenti disponibili.
Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.

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