71 km a cronometro possono davvero far vincere il Tour a Evenepoel?
Il Tour de France 2027 torna a esaltare le prove contro il tempo: numeri, precedenti e scenari per capire se il belga può scalzare lo sloveno, con spunti utili per il fantaciclismo


Il Tour de France 2027 torna a esaltare le prove contro il tempo: numeri, precedenti e scenari per capire se il belga può scalzare lo sloveno, con spunti utili per il fantaciclismo

Non si vedeva un Tour de France con tanti chilometri a cronometro individuale dai tempi del trionfo di Bradley Wiggins nel 2012. I 71 km contro il tempo del percorso 2027 spostano l'ago della bilancia verso il miglior specialista del gruppo, il quattro volte campione del mondo Remco Evenepoel.
Nessun tracciato può essere davvero "anti-Pogačar", ma questo è quanto di meglio il belga potesse chiedere: solo tre arrivi in salita e quasi tutte le salite più dure concentrate nei due terzi finali della corsa. Secondo alla Grande Boucle 2026 alle spalle dello sloveno, Evenepoel tornerà a luglio con l'obiettivo di ripetersi almeno in classifica generale.
Il team principal della Red Bull-Bora-Hansgrohe, Ralph Denk, non si è lasciato andare a facili entusiasmi: «Un Tour da sogno per Remco? Io la vedo in modo un po' diverso, più sfumato», ha dichiarato a Het Laatste Nieuws alla presentazione di Parigi. Ha però ammesso che, almeno sulla carta, le tappe 7 e 16, due cronometri quasi interamente pianeggianti, dovrebbero fare al caso loro. «Remco è oggi il miglior cronoman al mondo, quindi è un aspetto del Tour di cui terremo sicuramente conto. Può guadagnare tempo su Pogačar, Vingegaard, Seixas e compagnia? In teoria sì».
Sulla stessa linea il Chief of Sports del team, Zak Dempster: «I tanti chilometri a cronometro daranno comunque una dimensione in più e renderanno la lotta per la maglia gialla più aperta ed emozionante».
Ma quanto può davvero guadagnare Evenepoel sullo sloveno, tornando dopo 14 anni a oltre 70 km di crono?
Cosa dicono i numeri
Evenepoel ha debuttato al Tour solo nel 2024, quindi nelle tre edizioni disputate contro Pogačar, oggi cinque volte vincitore e co-detentore del record di successi, i due si sono sfidati in appena cinque cronometro nei grandi giri. Tutte al Tour, e il punteggio è per ora di 3-2 in favore del belga. Pogačar ha vinto le due prove più ricche di dislivello: quella di Nizza a fine Tour 2024 e la cronoscalata di Peyragudes nel 2025.
Evenepoel si è imposto nelle prove più piatte: Gevrey-Chambertin nel 2024, Caen nel 2025 e Thonon-les-Bains nel 2026. I margini, però, non sono mai stati enormi: 12, 16 e 28 secondi.
Il vantaggio c'è, certo, come è giusto che sia sulla piattissima tappa 7 a Chambord e sulla 16 a Tolosa. Quest'ultima ha nel mezzo la ripidissima Côte de Pech David (800 metri al 12%). Ma siamo lontani dal dominio assoluto che Evenepoel esercita sugli avversari, Pogačar compreso, fuori dai grandi giri.
Basta pensare all'immagine del belga che supera lo sloveno, un tempo ritenuto immortale, nella crono dei Mondiali di Kigali di 13 mesi fa: il simbolo di un monopolio che dura da quattro maglie iridate consecutive. Quel giorno il divario non si vide solo nel sorpasso, ma anche all'arrivo: 2:37. In carriera i due si sono incontrati 12 volte in prove a cronometro individuali e Evenepoel ne ha vinte 10. Le uniche due sconfitte sono arrivate sui percorsi di montagna del Tour.
Perché allora il divario si riduce così tanto al Tour? Quando c'è una salita il bilancio pende nettamente verso Pogačar: per l'Aero Bullet belga conta meno il vantaggio aerodinamico, perché a velocità più basse la resistenza dell'aria pesa meno e diventa decisivo il rapporto peso-potenza. Ma anche sui percorsi più piatti, dove Evenepoel ha umiliato per anni gente come Filippo Ganna (rifilandogli ai Mondiali di Montréal l'enorme distacco di 57 secondi), lo sloveno al Tour è molto più vicino.
La risposta più probabile è il peso. Evenepoel ha ammesso quest'anno di essere arrivato al Tour quasi 4 kg sotto il peso tenuto durante le classiche. Era in condizioni straordinarie: vittoria a Plateau de Solaison, secondo posto all'Alpe d'Huez e capacità di restare con Pogačar molto più a lungo che in passato nella seconda e terza settimana. Per i Mondiali a cronometro, invece, lavora su un peso più alto, circa 1-2 kg in più, sacrificando un po' di rapporto peso-potenza per aumentare la potenza pura, la sua arma preferita.
C'è poi un altro fattore: nessuno nel gruppo ha la capacità di ripetere le prestazioni nelle tre settimane come Pogačar, sei volte vincitore di un grande giro. Il suo recupero lo rende competitivo ogni giorno, su arrivi nervosi, tappe di montagna e cronometro.
Quanto può guadagnare in 71 km?
Il miglior metro di paragone è il distacco di 28 secondi rifilato a Pogačar nella crono di quest'anno, lunga appena 26,1 km. Sulla base delle velocità medie di quel giorno (48,85 km/h per Evenepoel contro 47,751 km/h per lo sloveno), in un mondo perfetto il belga coprirebbe i 71 km con 1:05 di vantaggio. Non proprio una distruzione, ma una crono, con curve, saliscendi e accelerazioni, è tutt'altro che un mondo perfetto.
Il vantaggio di Evenepoel potrebbe crescere con la distanza, visto che ha la miglior posizione aerodinamica del gruppo. Soprattutto se la prova più pianeggiante, di circa 38 km, amplificherà il suo margine chilometro dopo chilometro. Ma la ripida salita della tappa 16, anche se lunga solo 800 metri, favorisce molto Pogačar e riequilibra il confronto.
La conclusione è chiara: Evenepoel non può affidarsi solo alla sua arma migliore per battere il riferimento attuale. Dovrà batterlo, o almeno eguagliarlo, in alta montagna per restare a tiro nelle tappe che quasi certamente vincerà.
Il fattore tappa 9
Il quotidiano belga ha chiesto alla dirigenza Red Bull anche del possibile aiuto dell'arrivo della prima tappa di montagna, la 9. Evenepoel è cresciuto molto in salita solo a luglio, dopo una prima settimana in difficoltà. «Può essere un vantaggio», ha risposto Denk. «D'altra parte, se punti tutto sulla classifica generale, e con questa squadra vogliamo sempre farlo, devi stare attento anche nei primi dieci giorni e controllare la situazione».
Dei 6:26 di ritardo finale da Pogačar a Parigi, Evenepoel ne perse quasi tre minuti nella tappa 6, la prima vera giornata di alta montagna, verso Gavarnie-Gèdre. Perderne poco più di tre nelle restanti 15 tappe è stato un enorme passo avanti e potrebbe aiutare ancora il fenomeno belga, al secondo anno con la Red Bull. Ma dovrà restare attaccato alla ruota di Pogačar in tappe come la durissima 18ª verso il Col du Portet, come solo Jonas Vingegaard è riuscito a fare dal 2020, se vorrà davvero sognare la maglia gialla.
Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.

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