Per giustificare il più grande aumento di chilometri a cronometro degli ultimi 15 anni, il direttore del Tour de France Christian Prudhomme è andato a rileggersi la storia della corsa. Dopo la presentazione del percorso 2027, andata in scena giovedì, ha chiarito che i 71 chilometri complessivi contro il tempo non sono una misura contro Tadej Pogačar.
Prudhomme ha citato Bradley Wiggins, che nel 2012 regalò alla Gran Bretagna il suo primo Tour, e Federico Martín Bahamontes, vincitore nel 1959 e considerato il più grande scalatore di sempre della corsa.
Invece di guardare solo alle ultime tre edizioni, con Pogačar che ha trasformato la lotta per la maglia gialla in un one-man show, il numero uno della Grande Boucle ha allargato l'orizzonte. Ha spiegato così come potrebbe nascere, senza garanzie, un vero cambio negli equilibri tra specialisti delle cronometro e scalatori.
«La ragione è semplice, anche se bisognerebbe mettere le cose in prospettiva, visto che viviamo in un mondo in cui nessuno lo fa più», ha detto Prudhomme. Il percorso prevede una cronometro di 38 km alla tappa 7 e una di 33 km alla tappa 11.
«Sono passati 15 anni dall'ultima volta con così tante cronometro, nel Tour vinto da Bradley Wiggins, e il disegno di quest'anno nasce con quell'idea in testa. Da allora chi vinceva a cronometro vinceva anche in montagna, quindi non aveva senso allungare le crono: avrebbero vinto comunque gli stessi.»
«Ora non è più così, abbiamo corridori di tipo diverso. È come nella lontana epoca in cui Federico Bahamontes prendeva tempo in montagna a Jacques Anquetil, grande specialista contro il tempo. Oggi è Remco Evenepoel a guadagnare nelle crono quello che magari perde in salita.»
«Non è anti-Tadej Pogačar»
Il riferimento a Bahamontes e Anquetil richiama il Tour 1959. L'Aquila di Toledo vinse anche grazie al dominio nella cronoscalata del Puy de Dôme, dove rivali come Anquetil incassarono quasi quattro minuti. Anquetil però ne riprese più di cinque nell'ultima crono, a Digione, lunga ben 69 km. Un certo equilibrio c'era, anche se a quel punto Bahamontes aveva già fatto abbastanza per vincere.
Secondo Prodhomme, anche citando Evenepoel come esempio, il disegno non è cucito su un solo corridore. L'obiettivo è evitare che qualcuno accumuli troppo vantaggio presto e mantenere la suspense il più a lungo possibile.
«Si tratta di ristabilire l'equilibrio, non per gli organizzatori ma per tutti i tifosi che vogliono una lotta fino alla fine», ha spiegato.
«Non è anti-Pogačar: se gli metti davanti pavé, crono o salite, lui prende tempo, e poi ne guadagna ancora di più sui rivali in discesa», ha aggiunto, ricordando la discesa del Tourmalet alla tappa 6 dello scorso luglio. Lì lo sloveno raddoppiò il vantaggio su Jonas Vingegaard dopo averlo staccato vicino alla vetta, e di fatto vinse il Tour.
«Se è più forte, è più forte», ha proseguito Prudhomme. «Ma c'è la volontà di riequilibrare le cose, non per un corridore in particolare, così come qualche anno fa abbiamo provato a disegnare percorsi più nervosi per aumentare le possibilità di una corsa spettacolare.»
Poi la chiusura, giocando su un vecchio proverbio: «Gli organizzatori propongono e i corridori dispongono. È sempre stato così.»
«Tante salite durissime, sconosciute o semi-sconosciute»
Oltre alle cronometro, Prudhomme invita a non dare per scontate le montagne del 2027. «Spero che la gente resti sorpresa, prima sulla carta e poi nella realtà. Ci sono molte salite davvero dure, sconosciute o semi-sconosciute, e altre che esistono da tempo ma non hanno la fama temibile che meriterebbero.»
Tra i classici c'è il Tourmalet, ma il direttore pensa soprattutto al ritorno del Col de Burdincurutcheta, una delle ascese più dure dei Paesi Baschi francesi: 8,7 km con pendenza media del 9,3%, all'inizio della tappa 19.
Poi c'è il Col du Pré, «davvero impegnativo»: 12,6 km al 7,8% sulle Alpi, che arriva prima dell'ultima scalata ai Saisies. Non mancherà la tappa del Massiccio Centrale con oltre 3.800 metri di dislivello in paesaggi splendidi ma duri.
«Non dimentichiamo che nella prima settimana saremo in Galles, con salite molto toste fin dal via della tappa 3. So che la gente del posto è orgogliosa di ciò che vedrà quel giorno.»
C'è anche un piccolo omaggio ai Mondiali UCI 2027, i cosiddetti "Super Mondiali", in programma a fine agosto sulle strade delle Alpi settentrionali e in pista al velodromo di Saint-Quentin-en-Yvelines. La tappa 10 comprenderà il circuito della Côte de Domancy e arriverà a Sallanches, sede dei Mondiali su strada del 1980 e del 2027. La tappa 21 partirà da Saint-Quentin-en-Yvelines e passerà accanto al velodromo prima dei Campi Elisi.
«Non avremmo mai fatto i Mondiali prima dei Mondiali, ecco perché ci saranno solo due salite del Domancy e non venti», ha spiegato Prudhomme. «Ma lì Bernard Hinault, leggenda del Tour, vinse il Mondiale nel 1980, quindi è anche un omaggio a lui.»
«Le salite non sono altissime, ma hanno pendenze particolari: brevi e durissime. Ci sarà molto da vedere anche quel giorno.»
E magari anche nelle cronometro.