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I Mondiali su strada 2032 sbarcano in India
Ciclismo

I Mondiali su strada 2032 sbarcano in India

Pune batte l'Olanda nella corsa all'organizzazione: ecco come il ciclismo indiano sta vivendo una crescita esplosiva e perché l'UCI ha scommesso su un paese senza alcuna tradizione professionistica

I Mondiali su strada 2032 sbarcano in India
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Redazione
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L'India non ha mai avuto un ciclista professionista né una squadra World Tour. Ha organizzato appena una manciata di corse UCI nella sua storia e il ciclismo è ben lontano dal podio degli sport più popolari nel subcontinente. Eppure l'organo di governo del ciclismo mondiale ha deciso di assegnare i Mondiali su strada 2032 proprio all'India, in una scelta che ha sorpreso non pochi addetti ai lavori.

Pune, seconda città più grande dello stato del Maharashtra, ha battuto nella corsa di candidatura le regioni olandesi di Groninga e Drenthe, aggiudicandosi l'organizzazione della rassegna iridata tra sei anni. Diventerà così solamente la quarta città asiatica a ospitare il grande evento UCI in un secolo, dopo Utsunomiya nel 1990, Doha nel 2016 e Abu Dhabi nel 2028.


Il ciclismo in India: una storia breve ma in rapida crescita

Il rapporto tra India e ciclismo professionistico è un capitolo tutto sommato recente, ma il movimento sta vivendo una crescita dirompente in una nazione dove lo sport è quasi un'ossessione collettiva. La federazione ciclistica nazionale nacque nel 1946, e già due anni dopo gli atleti indiani presero parte per la prima volta ai Giochi Olimpici di Londra 1948.

Nel ventunesimo secolo, però, il ciclismo indiano non ha fatto grandi passi avanti per diversi decenni. Un primo tentativo di ospitare gare UCI risale agli anni 2010, con eventi in linea ben finanziati a Mumbai, Delhi e Jaipur, vinti da nomi come Elia Viviani e Robbie Hunter. Ma con il calo dei finanziamenti e dell'interesse pubblico, queste corse sparirono dopo il 2013.

La svolta arriva quest'anno. La Cycling Federation of India, in collaborazione con il governo del Maharashtra, ha organizzato la prima corsa a tappe UCI del paese: il Bajaj Pune Grand Tour, disputato a gennaio. Un evento che rappresenta già un laboratorio interessante da monitorare: nelle cinque tappe si sono radunati lungo le strade circa 2,5 milioni di spettatori, un numero impressionante che testimonia il potenziale del mercato indiano. A vincere la prima edizione è stato il neozelandese Luke Mudgway, portacolori del team cinese Li-Ning Star — un nome da tenere d'occhio per chi segue le corse emergenti in Asia.


Il pressing dell'UCI e la benedizione di Amina Lanaya

Presente all'ultima tappa tra le strade di Pune c'era la Direttrice Generale dell'UCI, Amina Lanaya, visibilmente colpita da quanto visto. Ai giornalisti locali ha subito parlato di una possibile futura assegnazione dei Mondiali. "L'Asia è capace e ha dimostrato di poter fare ancora di più e ancora meglio", ha dichiarato Lanaya secondo quanto riportato da India Times. "Potrebbe quindi essere anche un'opportunità per ospitare i campionati del mondo in India nei prossimi anni, e questo dovrebbe far parte della roadmap che dobbiamo costruire insieme a tutte le parti coinvolte".

Gli organizzatori hanno già confermato che il Pune Grand Tour salirà a categoria 2.1 nel 2027, estendendosi a sei tappe più lunghe rispetto all'edizione 2026. Sono già in corso lavori per costruire 413 km di nuove strade, con un investimento superiore ai 49 milioni di sterline. L'obiettivo dichiarato è trasformare questa corsa in uno degli eventi più importanti al mondo, con l'ambizione di raggiungere lo status ProSeries già dal 2028.

L'India sta inoltre investendo concretamente nel proprio vivaio di talenti. La giovanissima Harshita Jakhar ha partecipato per due stagioni consecutive a un'iniziativa dell'UCI World Cycling Centre in Bretagna, mentre altri corridori stanno ottenendo opportunità in eventi di livello superiore. Particolare attenzione viene riservata al programma su pista, con l'ex campione del mondo Kévin Sireau che ha ricoperto fino a poco tempo fa il ruolo di allenatore nazionale della velocità.

Da segnalare anche il progetto, poi arenatosi dopo la candidatura ai Mondiali, dell'Indian Cycling League: una competizione con dieci squadre franchise da tutto il paese, pensata per attrarre talenti internazionali.


Le ambizioni olimpiche dietro la scelta

Per capire l'entusiasmo indiano verso gli investimenti nel ciclismo su strada, serve allargare lo sguardo alla strategia sportiva nazionale. La città di Ahmedabad è tra le favorite per ospitare le Olimpiadi 2036. Essendo il ciclismo una disciplina olimpica presente ininterrottamente dai Giochi di Atene 1896, organizzare un grande evento ciclistico internazionale potrebbe rivelarsi decisivo per le ambizioni di Ahmedabad, città del Gujarat — stato natale del Primo Ministro Narendra Modi — che ospiterà anche i Commonwealth Games 2030 e ha presentato candidatura per gli Asian Games 2038.

Il segretario generale della federazione ciclistica indiana, Maninder Pal Singh, ha sottolineato come il Pune Grand Tour abbia rappresentato una tappa fondamentale per dimostrare al mondo le capacità organizzative dell'India: "Il Pune Grand Tour ha cambiato il modo in cui vediamo il ciclismo in questo paese. Pune non era solo per il ciclismo professionistico, ma anche per mostrare al mondo di cosa è capace il nostro paese in termini di organizzazione e trasmissione di eventi sportivi".

Pal Singh ha rivelato piani per investimenti massicci nello sport su più discipline, includendo nuove strutture, stadi e programmi di scouting dei talenti. L'obiettivo dichiarato della federazione, al momento di quelle dichiarazioni, era ospitare i Mondiali prima del 2036.


La missione di globalizzazione dell'UCI

Dal punto di vista dell'UCI, potrebbe sembrare un azzardo assegnare il proprio evento più importante a una nazione con così poca esperienza organizzativa. Il Ruanda, che ha ospitato i Mondiali 2025, poteva apparire una scelta altrettanto rischiosa, ma il paese dell'Africa orientale aveva già alle spalle 16 edizioni del Tour du Rwanda prima di organizzare l'evento iridato.

L'UCI, tuttavia, sta perseguendo una chiara strategia di internazionalizzazione del ciclismo professionistico, spingendosi oltre i tradizionali mercati dell'Europa occidentale, come delineato nella sua Agenda 2030, il documento che guida l'attuale direzione della governance dello sport.

Questo spiega in parte perché l'UCI abbia già assegnato i Mondiali al Ruanda nel 2025, agli Emirati Arabi Uniti nel 2028, e stia valutando una candidatura giapponese per i 'Super Mondiali' 2035, evento in cui confluiranno 20 discipline ciclistiche diverse.

Con questo scenario in mente, non sorprende che l'UCI abbia colto al volo l'opportunità di accettare la candidatura indiana rispetto a quella olandese, che avrebbe rappresentato il quarto host europeo consecutivo.

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Redazione

Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.