FantaCycling Logo
NewsShopRegolamentoGareCorridoriFCStats
Prossima Gara
Veneto Classic18 ott
Scarica App
"Una dittatura": inchiesta shock sulla Picnic PostNL
Ciclismo

"Una dittatura": inchiesta shock sulla Picnic PostNL

Dopo il lungo reportage di NOS Sport e In De Waaier, il team WorldTour olandese ammette che è il momento di "guardarsi con occhio critico"

"Una dittatura": inchiesta shock sulla Picnic PostNL
R
Scritto da
Redazione
4 min di lettura
Banner

Terremoto nel gruppo olandese. La Picnic PostNL ha annunciato che commissionerà «un'indagine indipendente e professionale sulla cultura del team» dopo la pubblicazione di un ampio reportage sui media dei Paesi Bassi, che ha portato alla luce presunte condizioni di lavoro tossiche negli ultimi anni. Un ex allenatore è arrivato a parlare di una vera e propria «dittatura».

L'inchiesta è firmata da NOS Sport e dal podcast In De Waaier, che hanno reso noti i risultati giovedì mattina dopo diversi mesi di lavoro nel 2026. Al centro del racconto c'è la cultura sviluppatasi sotto la guida del direttore sportivo Rudi Kemna e del proprietario del team Iwan Spekenbrink.

I due media hanno ascoltato 71 dipendenti, attuali o passati, quasi tutti citati in forma anonima. Ne emerge il ritratto di una presunta «cultura della paura» e di una situazione di lavoro «poco sicura».


La risposta della squadra

Nella nota diffusa giovedì, la Picnic PostNL scrive di «non riconoscersi nel quadro complessivo» descritto dalle pubblicazioni, ma ammette che «è importante guardarsi con occhio critico». Il team sottolinea che «il fatto che le esperienze siano diverse non diminuisce la gravità dei racconti emersi». La squadra promette di prendere sul serio i risultati dell'indagine e di attuare i miglioramenti necessari, «nel rispetto di tutti coloro che sono, o sono stati, parte del Team Picnic PostNL».

Le accuse più pesanti


La testimonianza più forte è quella dell'ex professionista Martijn Tusveld, che ha corso sette stagioni con la squadra, prima come Sunweb e poi come DSM, tra il 2018 e il 2024. Tusveld racconta come sia cambiata la sua posizione nel gruppo quando, dopo aver ricevuto una richiesta di opinione da Kemna, criticò apertamente le tattiche del team al Giro d'Italia 2020.

Secondo il reportage, a Tusveld fu detto che stava creando un «clima negativo». In una mail del 2025 scrisse a Kemna che, dopo l'episodio del Giro, non aveva più osato parlare, sentendosi «impotente» e non più la persona di un tempo. «Sono diventato ansioso», ha raccontato a NOS. «Ho pensato: tengo la bocca chiusa, dico sì e amen. Ed è quello che ho fatto per tutti gli anni successivi con questa squadra». L'ex corridore ha anche parlato di sintomi depressivi nel 2021 e di pensieri di autolesionismo.


Esperienze simili sul cambiamento della cultura interna sono state riferite da ex membri dello staff rimasti anonimi. Tra chi ha parlato a volto scoperto c'è Adriaan Helmantel, ex allenatore di Tom Dumoulin. Secondo lui, la storica vittoria di Dumoulin al Giro d'Italia 2017 segnò sì una svolta per la squadra, ma non nel modo giusto. Il management avrebbe cercato di esercitare un'influenza eccessiva, volendo che tutto discendesse dall'alto, «diventando paranoico» all'idea che i corridori «comandassero» se troppo vicini ai tecnici. «È diventata una dittatura», ha dichiarato Helmantel.

In un servizio separato di NOS è intervenuto anche l'ex corridore Nicolas Roche, ex Team Sky e Saxo Bank: «Penso che questo management non sia adatto al ciclismo». Secondo l'irlandese, il ciclismo è uno sport imprevedibile, dove si fa i conti con meteo, tattiche di altre 24 squadre e un corpo che non è una macchina perfetta: «Capisco che si voglia un piano generale, ma non si può pianificare a maggio la 17ª tappa del Tour de France. Ed è quello che hanno fatto». Roche sostiene di essere stato «spinto verso l'uscita» nel 2021 e di aver sentito dire che aveva «troppa influenza sui giovani»: «La mia esperienza è diventata un problema per il management».


Due versioni opposte sul mancato confronto

Resta il nodo della comunicazione. NOS sostiene di aver contattato il team il 12 ottobre e di aver poi cercato un confronto di persona due giorni dopo nel quartier generale di Deventer. Secondo l'emittente, Spekenbrink non avrebbe voluto rispondere, né per iscritto né davanti alla telecamera.

La squadra racconta un'altra storia. Appena ricevuti indizi dell'indagine, avrebbe offerto un incontro per illustrare la propria filosofia e permettere di parlare con membri attuali dello staff, ma NOS «ha scelto di non accettare l'offerta». Il lunedì successivo, sempre secondo il team, sarebbero stati concessi solo pochi giorni per rispondere a una serie di domande e i successivi tentativi di dialogo sarebbero falliti.


I tre "impegni" della Picnic PostNL

Nel comunicato la squadra ricorda i tre pilastri su cui dice di fondarsi dal 2008: uno sport corretto, sano e responsabile (con la politica antidoping come elemento centrale); una collaborazione sicura basata su valori condivisi, in cui tutti si sentano liberi di esprimere opinioni e sollevare problemi; e la continuità e sicurezza del lavoro, in un settore in cui, scrive il team, ogni anno diverse squadre scompaiono. Tra gli strumenti di tutela interni vengono citati l'allenatore personale per ogni corridore, un Comitato dei corridori e consulenti riservati per lo staff. Se qualcuno si è sentito insicuro o senza spazio per segnalare problemi, concludono, «vogliamo capire come sia potuto accadere».

Condividi questo articolo

R

Redazione

Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.