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Alaphilippe al Tour de France 2026: la Tudor senza risposte, ma la speranza è l'ultima a morire
Ciclismo

Alaphilippe al Tour de France 2026: la Tudor senza risposte, ma la speranza è l'ultima a morire

82 gare senza vittorie per il campione francese: il direttore sportivo Engels ammette le difficoltà ma non perde la fede nel suo fuoriclasse

Alaphilippe al Tour de France 2026: la Tudor senza risposte, ma la speranza è l'ultima a morire
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Redazione
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Al Tour de France 2026, solo due corridori in gara possono vantare più vittorie di tappa di Julian Alaphilippe e le sue sei affermazioni. Sopra di lui, nella storia della Grande Boucle, soltanto Tadej Pogačar con 24 successi e lo sprinter Jasper Philipsen con 10. Numeri che raccontano la grandezza passata del francese, ma che rendono ancora più stridente il contrasto con il presente.

Quella di mercoledì, l'undicesima tappa con arrivo a Nevers, è stata la sua 82ª gara consecutiva senza vittorie. Una striscia negativa che risale al primo giorno del Tour 2021. L'ottava Grande Boucle in carriera per il leader della Tudor si sta rivelando una vera e propria via crucis.

La squadra Tudor, alla sua seconda partecipazione al Tour, sta vivendo una corsa deludente: il sesto posto di Rick Pluimers nella tappa 8 rappresenta l'unico piazzamento nella top 10. Alaphilippe, che non vinceva una gara dall'inizio della stagione, non è mai andato oltre il 78° posto. Lontanissimi i fasti dell'estate 2019, quando dominò per lunghi tratti prima di chiudere quinto a Parigi.

"Dobbiamo essere onesti: questo non è il Tour più facile per lui", ha dichiarato Addy Engels, direttore sportivo della Tudor, a L'Équipe dopo la decima tappa, in cui Alaphilippe ha tagliato il traguardo con 38 minuti di ritardo da Pogačar. Il francese aveva attaccato nei primi chilometri, ma senza mai essere realmente una minaccia né per la fuga né tantomeno per il risultato finale.

Pluimers ha difeso il suo corridore: "Continua a provarci perché è nel suo carattere. Mantiene il suo spirito combattivo". Un'anima da guerriero che però non basta a nascondere la distanza abissale rispetto al miglior Alaphilippe degli anni d'oro tra il 2018 e il 2021.

La diagnosi di Engels è impietosa quanto efficace: "È come se avesse solo uno o due colpi nel tamburo. Poi le gambe si spengono e lui è costretto a rallentare". La cosa più preoccupante? Il direttore sportivo olandese ammette di non avere spiegazioni: "Se sapessimo il perché, potremmo prendere delle decisioni. Non è malato. Si sente bene. Ha la mentalità giusta, quello non è mai stato un problema per lui. Ma non ha le gambe che dovrebbe avere".

Domenica, alla vigilia del giorno di riposo, Alaphilippe sembrava in ripresa. Attivo, combattivo, quasi quello di un tempo. Poi, mercoledì, di nuovo il buio. "Chiaramente oggi le cose sono andate nella direzione sbagliata", ha concluso Engels con amarezza.

Non è solo Alaphilippe a deludere nel team Tudor: anche il climber australiano Michael Storer, settimo al Giro d'Italia, e lo svizzero Marc Hirschi, il cui rendimento è precipitato da quando ha lasciato la UAE Team Emirates-XRG 18 mesi fa, non stanno lasciando il segno in questa corsa.

Eppure, in chiusura, Engels non si arrende alla logica dei numeri: "Finché non sappiamo cosa gli sta succedendo, la magia può ancora accadere". Parole di un uomo che crede nel suo campione, o forse di qualcuno che si aggrappa all'ultima scintilla di speranza.

Foto: Sprint Cycling Agency

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Redazione

Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.