Wellens: "Evenepoel mi ha lusingato"
Il belga ha parlato della decisione di non partecipare al Mondiale, ma Remco ha fatto un tentativo per averlo in squadra


Il belga ha parlato della decisione di non partecipare al Mondiale, ma Remco ha fatto un tentativo per averlo in squadra

Tim Wellens aveva già confermato nei giorni scorsi che non sarebbe stato a disposizione del Belgio per i Mondiali, ma l’ottima condizione mostrata al Tour of Britain ha inevitabilmente riaperto il dibattito sulla sua assenza.
Il 35enne belga ha conquistato, questo fine settimana, la corsa a tappe britannica, dimostrando che la sua decisione non era legata a una condizione fisica insufficiente. Sabato, Wellens aveva attaccato a 42 chilometri dal traguardo, chiudendo poi al secondo posto alle spalle di Cees Bol. Il giorno successivo, insieme alla UAE, ha preso in mano la situazione nell’ultima tappa, lanciando un’azione di squadra aggressiva che ha completamente spaccato la corsa.
Una strategia che gli ha permesso di assicurarsi la vittoria finale e che ha riacceso in Belgio le pressioni affinché il commissario tecnico Serge Pauwels provasse a convincerlo a cambiare idea.
Lo stesso Wellens ha però spiegato che Pauwels non è stato la persona che più si è avvicinata a fargli cambiare decisione.
«Devo essere sincero: per un momento ho avuto dei dubbi», ha raccontato Wellens a Het Nieuwsblad. «Non per Serge, ma per alcuni messaggi che ho ricevuto da Remco.
«Da quei messaggi era evidente quanto Remco avrebbe voluto avermi con sé ai Mondiali. È stato gratificante per me, ma resto fedele alla mia decisione».
Dopo il Tour de France, Wellens aveva raccontato di riuscire a sviluppare a malapena 150 watt durante gli allenamenti. Gli esami medici non avevano evidenziato alcun problema specifico e il belga aveva finito per attribuire le difficoltà alla stanchezza accumulata, dopo aver affrontato l’ultima settimana di gara mentre non stava bene.
In accordo con la UAE, aveva quindi deciso di saltare il Renewi Tour e concentrarsi invece su un periodo di allenamento. Una scelta che, a posteriori, sembra aver dato i suoi frutti. Wellens è cresciuto progressivamente di condizione durante il Tour of Britain, fino a conquistare la classifica generale.
Una svolta che ha inevitabilmente fatto sorgere la domanda: con la forma ritrovata, potrebbe ripensarci anche sui Mondiali?
La risposta, però, è no. Anche se la condizione è tornata ai livelli desiderati, Wellens non ha intenzione di modificare i propri programmi. A fare la differenza è soprattutto l’impegno preso con la UAE.
«Mi rendo conto che correre per la nazionale è un onore e un privilegio», ha spiegato. «Ma ho già dato la mia parola alla UAE.
«Correrò le ultime gare della stagione con la squadra e queste competizioni si sovrappongono ai Mondiali. Quest’anno la squadra ha dovuto fare i conti con molti infortuni e non ci sono abbastanza corridori disponibili, quindi ho deciso di dare una mano».
Il Belgio dovrà quindi fare a meno a Montréal di uno dei suoi corridori più esperti e duttili, un prezioso uomo di supporto in grado di adattarsi a diversi scenari di gara.
Può darsi anche che il tentativo di Remco sia stato anche per ragioni strategiche, visto che i capitani del Belgio in Canada saranno lui e Wout Van Aert.
Vista l’assenza di Pogacar, la nazionale belga sarà la squadra più forte sulla carta, mail fatto di avere due capitani di peso, potrà portare a spezzare la squadra in due nei momenti chiave della corsa; quindi Evenepoel avrebbe bisogno di uomini come Wellens, magari disposti a stare dalla sua parte.
Quella di Wellens, inoltre, non è l’unica assenza di peso. Anche Florian Vermeersch (UAE Team Emirates-XRG) e Ilan Van Wilder (Soudal Quick-Step) avrebbero comunicato la propria indisponibilità alla nazionale belga.
La scelta di Wellens di confermare il forfait per Montréal si inserisce così in un dibattito più ampio in Belgio sul numero crescente di corridori che decidono di rinunciare alla convocazione per i Mondiali. Un tema affrontato in maniera critica anche da Patrick Lefevere, ex dirigente della Soudal Quick-Step, nella sua consueta rubrica del fine settimana.
«Un tempo i corridori restavano seduti accanto al telefono con le dita incrociate», ha scritto Lefevere su Het Nieuwsblad.
«Essere convocati per i Mondiali significava qualcosa».
Lefevere ha citato esplicitamente Tim Wellens, Florian Vermeersch, Victor Campenaerts, Cian Uijtdebroeks e Ilan Van Wilder, aggiungendo: «Onestamente, non riesco proprio a capire il motivo».
L’ex dirigente ha fatto un’eccezione per quei corridori che scelgono di rinunciare alla nazionale per una questione di lealtà nei confronti del leader della propria squadra. Ha ricordato, in particolare, il caso di Dries Devenyns, che in passato rinunciò alla convocazione del Belgio pur di non ritrovarsi a correre contro Julian Alaphilippe.
Più in generale, però, Lefevere si è interrogato su quanto sia cambiato il valore attribuito a una convocazione ai Mondiali.
«Non capisco i corridori che scelgono volontariamente di non partecipare a un Mondiale», ha scritto, riconoscendo però che oggi le nazionali vengono costruite soprattutto in funzione dei ruoli tattici, e non semplicemente selezionando i corridori più forti.
Per Wellens, tuttavia, la questione è ormai chiusa. Nemmeno le parole di Evenepoel, che ha fatto chiaramente capire quanto avrebbe voluto averlo al proprio fianco a Montréal, sono state sufficienti a fargli cambiare idea.
Foto: Sprint Cycling Agency
Giornalista sportivo e appassionato di ciclismo, segue il mondo del professionismo da oltre 10 anni. Collabora con FantaCycling per portarvi le migliori analisi e notizie dal mondo delle due ruote.

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